Gli effetti del LSD erano stati notati per la prima volta nel 1943, ma l’allucinogeno raggiunse un’immensa popolarità negli anni Sessanta grazie soprattutto agli sforzi di proselitismo di due ricercatori dell’università di Harvard, Timothy Leary e Richard Alpert. Entrambi vennero espulsi dall’università nei primi anni sessanta appunto a causa del sostegno a favore di questa droga, che non mancò di suscitare un vasto scalpore sulla stampa. Per Leary in particolare l’LSD divenne una specie di Messia, e si mise a predicarne il vangelo attraverso gli Stati Uniti, dovunque vi fossero persone abbastanza avventurose per cercare nuove esperienze.
Gli eredi dello spirito ribelle del rock’ n’ roll, gli artisti e musicisti di Los Angeles, San Francisco, New York e Londra, erano proprio questo tipo di persona: erano loro i politici del piacere, i nemici della società tradizionale, e tutti per lo più già esperti nell’uso della droga. Si lanciarono immediatamente alla scoperta dell’LSD. Era una scusa per scollarsi di dosso i vecchi atteggiamenti convenzionali, perché questo allucinogeno trasformava il soggetto che ne faceva uso, nelle parole di Hunter S. Thompson, “al centro stesso dell’identità.” Certamente trasformò lo stile e l’immagine della musica rock.
La cultura della droga crebbe rigogliosa soprattutto sul fertile suolo della California, dove l’LSD rimase legale fino all’ottobre del 1966.
Lungo la baia di San Francisco, l’LSD entrò rapidamente a far parte di un ambiente che abbracciava posizioni profondamente radicali e si estendeva dalla zona di North Beach fino al famoso quartiere di Haight-Ashbury di San Francisco. Vi si incontravano gli studenti rivoluzionari dell’università di Berkeley, gli attivisti della Lega per la libertà sessuale, corpi di danza e di mimo, e il nascente movimento delle comuni. La metà degli anni Sessanta vide una ricchissima gamma di festival, danze e spettacoli di beneficenza (compresi i famosi esperimenti di acido di Ken Kesey), durante i quali musicisti, poeti, pittori di maschere facciali, combriccole di Hell’s Angels e perfino gente ordinaria venivano stipati tutti insieme in un vasto salone, invitati a prendere l’LSD e poi abbagliati dagli spettacoli di luci, conditi con musica, film, trucco e travestimenti esotici, e lasciati a scaldarsi per tutta la notte. Era “fluido”, la parola in voga per descrivere quelle esperienze.
Jerry Garcia, conosciuto anche sotto il nome di Capitan Trips (ovvero capitano viaggi, stimolati dall’allucinogeno, ben inteso), e alcuni dei suoi amici, fradici di acido, suonavano e cantavano durante i primi esperimenti di LSD. Erano chiamati i Warlocks, che più tardi divennero i Grateful Dead. In quei giorni, i membri del gruppo prendevano droga in abbondanza, ed era comune, così correva la voce, che prendessero acido prima di ogni spettacolo. Il gruppo era finanziato da un tale Augustus Owsley Stanley III, uno studente di ingenieria che aveva mandato in malora gli studi per costruirsi un laboratorio dove produceva gran parte dell’LSD che circolava a San Francisco.
“L’acido ha trasformato completamente la consapevolezza individuale”, disse Garcia a quei tempi. “Gli USA sono cambiati negli ultimi anni proprio perché tutte queste esperienze psichedeliche significano: ecco qui la nuova coscienza, ecco la nuova libertà, ed è tutto qui dentro, in voi stessi”.
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La scienza medica ayurvedica è vecchia di tremila anni e i suoi fondamenti sono di natura cosmologica: vale a dire che la concezione che essa ha dell’uomo (e della salute come della malattia) è unitaria e strettamente collegata con il resto del cosmo. L’uomo è visto come un essere in cui sono presenti e inscindibili i suoi attributi fisici, psicologici e spirituali a sua volta collegati con gli elementi aria, acqua e fuoco, chiamati in sanscrito Tridoscha.
Alla base del rito vi è la credenza che nella pianta – data da Dio solo agli indiani – ci sia una parte dello Holy Spirit (Sacro Spirito) che penetra nei fedeli attraverso l’esperienza diretta, cioè con la consumazione sacramentale.



Francamente, in tutta la mia vita, la pornografia mi è sembrata come qualcosa di sporco, da rigettare. Poi succede che, ovviamente per volontà non mia, finisco in galera e la mia sessualità va a finire nella pornografia. A un certo punto compri Le Ore e gli altri giornali pornografici e lì vedi che questa pornografia non è poi così falsa, nel senso che in modo abnorme rappresenta alcune cose che tu desideri. In concreto, quando vedi la signorina che si becca tre cazzi in bocca, probabilmente è anche un tuo desiderio di vedere questo, cioè probabilmente non lo faresti mai, ma l’idea in qualche modo ti coinvolge e soprattutto lì nell’impotenza. In galera non puoi farlo! Allora lo proietti.






