Raoul Vaneigem. Purché regni l’esuberanza della vita

raoul_vaneigemSe l’opinione ti giudica simpatico, bello, intelligente, vivresti meglio? Se essa ti stima stupido, squallido, infame, vivresti peggio? Nel caso affermativo, bisogna, di fatto, che ti preoccupi degli altri perché tu esisti per loro, gli appartieni, hai bisogno di sedurre, di opprimere, di ubbidire, di sfuggirti.
Se no, lascia correre e che si appannino le immagini prefabbricate della tua buona e cattiva reputazione. Non sarà più necessario mentirti se non ti preoccuperai più di apparire, di metterti in posa per la famiglia e per la storia, di tremare davanti a questo riflesso che è solo la tua rappresentazione estranea.
L’opinione ha i suoi assassini e le sue prigioni? Quando cominceremo ad abbattere le prigioni interiori e gli assassini imboscati del super-io, quelli esterni cadranno come la Bastiglia. Si arriva a tutto se non si dubita di niente.
Non sono unico per sempre che in me e per me. La vostra fretta a decifrarmi maneggia con troppa facilità lo scalpello dell’autopsia e della disinibizione. Non c’è migliore curiosità della mia stessa curiosità verso di me. E anche se la tua tenerezza mi aiuta a vedere più chiaramente non sono ancora il solo che può tirar fuori qualche luce dall’ombra?
Niente mi piace di più che vedere gli esseri e le passioni armonizzarsi in me e intorno a me. Aspiro a delle affinità che si legano e si slegano senza rotture, secondo il ritmo capriccioso dei desideri, sfuggendo nella gratuità più assoluta ai tics ombrosi della volontà di potenza, e senza che il riflesso della frustrazione imponga la sua grinfia di amarezza sull’assenza di una persona cara.
Che ognuno conservi i suoi gusti e i suoi disgusti, i suoi accordi e i suoi disaccordi, o che li cambi, poco importa, purché regni l’esuberanza della vita e non la morte che si annuncia da tutte le separazioni. Raoul Vaneigem

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Capitan Swing

Los increíbles artilugios del Capitán SwingLa nascita del luddismo va individuata nel punto critico dell’abrogazione delle leggi paternalistiche e dell’imposizione dell’economia del laissez-faire alla (e contro la) volontà e coscienza dei lavoratori. Dalla nuova libertà del capitalista di distruggere le consuetudini del mestiere, o con il nuovo macchinario, o con il sistema di fabbrica, o con una concorrenza sfrenata, riducendo i salari, battendo sul prezzo i rivali, e minando il codice di una lavorazione a regola d’arte
Capitan Swing era il rappresentante dei braccianti. Caratteristica di rilievo del movimento di Swing è la sua multiformità nell’agire. Incendio doloso, lettere minatorie, volantini e manifesti sediziosi, brigantaggio, meeting per i salari, assalti ad ispettori dei poveri, parroci e proprietari, distruzione di vari tipi di macchine. Dietro queste diverse forme d’azione, gli obiettivi fondamentali dei braccianti-luddisti sono però particolarmente ben definiti: ottenere nell’immediato un salario sufficiente per vivere, porre fine alla disoccupazione ed impedire che le macchine agricole snaturino il rapporto uomo-terra. Per raggiungere questo scopo i mezzi usati variano a seconda dell’occasione e delle possibilità che si presentano. Possono seguire la via elementare dei meeting per decidere la somma da chiedere, redigendo un foglio o un documento da presentare ai datori di lavoro, e, nel caso incontrassero resistenza, accompagnano le loro richieste con assemblee illegali e minacce di violenza.
Questa forma di brigantaggio assume proporzioni notevoli soprattutto nelle contee meridionali e centrali dell’Inghilterra, anche se non è tanto questa forma di agitazione, seppur rilevante, quanto la distruzione di macchine ad imprimere il suo marchio a tutto il movimento dei braccianti. Infatti il segno distintivo di Swing non sono tanto gli incendi o le lettere minatorie quanto la distruzione delle macchine agricole.
Le fonti popolari raccontano di Capitan Swing e banda vestiti da gentlemen che viaggiano per le campagne su calessi verdi, fanno misteriose domande sulla misura dei salari e sulle trebbiatrici, distribuiscono denaro e danno fuoco ai pagliai con pallottole incendiarie, razzi, palle di fuoco e altri congegni diabolici (dai giornali dell’epoca citiamo “Sembra che lo strumento incendiario abbia la caratteristica di esplodere lentamente, si accenda ed esploda dopo un certo periodo che è stato collocato sotto il covone”). Per far digerire meglio spiegazioni del genere giunse al ministero dell’interno una lettera da parte del dottor Edmund Skiers, membro della facoltà di medicina di Parigi e del Regio Collegio di Surgeon di Londra, il quale afferma che una miscela di fosforo, zolfo e limatura di ferro può, a contatto con l’acqua, provocare un’accensione improvvisa per un processo di combustione spontanea.

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Huichol. Peyotl e fedeltà coniugale

Huichol

Affinché l’impresa della raccolta del sacro peyotl possa contare su un successo sia fisico che metafisico, è estremamente importante l’ufficio rituale della purificazione sessuale, in modo che i pellegrini ritornino a uno stadio di innocenza prenatale. Esso prevede che tutti i partecipanti, maschi e femmine, dicano alla presenza di tutti il nome dei partner con i quali hanno avuto un rapporto sessuale sin dalla pubertà. È esteso anche a coloro che non prendono parte al viaggio, ma sono preposti alla cura del divino fuoco terrestre – una delle manifestazioni del dio fuoco – che deve bruciare per tutta la durata del pellegrinaggio. Bisogna sapere che gli Huichol sono poligami, anche se dichiarano l’obbligo della fedeltà coniugale non la rispettano molto, che i partecipanti provengono tutti dalla stessa comunità molto piccola, spesso da famiglie legate da vincoli di sangue o matrimonio e che l’attento pubblico di solito conosce quei partners i cui nomi vengono annunciati pubblicamente. Un assoluto requisito prescritto a tutti i presenti, siano essi marito, moglie o amante, consiste nel non mostrare mai il minimo segno di rabbia o gelosia. Questi sentimenti devono essere banditi dalla propria anima – «dal proprio cuore» – come dicono gli Huichol – e le confessioni verranno accolte allegramente, con grande spirito di umorismo. Pertanto, invece di lacrime o delle recriminazioni, durante i due riti di purificazione ai quali abbiamo assistito c’erano risate, grida di incoraggiamento, e alcune volte allusioni scherzose da parte dei mariti, mogli e altri parenti coinvolti in faccende amorose che erano stati inavvertitamente o deliberatamente dimenticati. (Furst P.T., Allucinogeni e cultura, 1976)

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Perché non lasciate che le macchine muoiano di fame, idioti?

uitz313.0Qualsiasi rivolta contro il dominio non potrà rappresentare gli interessi generali se non trasformandosi in una ribellione contro la tecnica, una ribellione luddista. La differenza tra gli operai luddisti e i moderni schiavi della tecnica risiede nel fatto che quelli avevano un modo di vivere da salvare, minacciato dalle fabbriche, e costituivano una comunità, che sapeva difendersi e proteggersi. Per questo fu tanto difficile sconfiggerli.  La repressione diede luogo alla nascita della moderna polizia inglese e allo sviluppo del sistema della fabbrica e del sindacalismo britannico, tollerato e incoraggiato a causa del luddismo. Il cammino del proletariato comincia con un’importante rinuncia, anzi, i primi periodici operai – cito L’Artisan del 1830 – elogeranno le macchine sostenendo che alleviano il lavoro, e che il rimedio non è sopprimerle quanto sfruttarle loro stessi. Contrariamente a quanto affermavano Marx ed Engels, il movimento operaio si condannò all’immaturità politica e sociale quando rinunciò al socialismo utopico e scelse la scienza, il progresso (la scienza borghese, il progresso borghese), al posto della comunità e dello sviluppo individuale. Da allora l’idea per cui l’emancipazione non è “progressista” ha circolato negli ambienti della sociologia e della letteratura più che nel movimento operaio, ad eccezione di alcuni anarchici e seguaci di Morris o Thoreau. Così, per esempio, dobbiamo aprire il romanzo Metropolis, di Thea Von Harbou, per leggere arringhe come questa: «Dal mattino alla notte, a mezzogiorno, alla sera, la macchina ruggisce chiedendo alimento, alimento, alimento. Siete voi l’alimento! Siete l’alimento vivo. La macchina vi divora e poi quando siete esausti vi butta via! Perché ingrassate le macchine con i vostri corpi? Perché accettate le sue articolazioni con il vostro cervello? Perché non lasciate che le macchine muoiano di fame, idioti? Perché non le lasciate morire, stupidi? Perché le alimentate? Quanto più lo fate, più fame avranno della vostra carne, delle vostre ossa, del vostro cervello. Voi siete diecimila. Voi siete centomila! Perché non vi lanciate, centomila pugni assassini, contro le macchine?» Evidentemente, la distruzione delle macchine è una semplificazione, una metafora della distruzione del mondo della tecnica, dell’ordine tecnico del mondo, e questo è l’immenso compito storico dell’unica vera rivoluzione. È un ritorno al principio, al saper fare degli inizi che la tecnica ha proscritto. Miguel Amoros

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Della miseria nell’ambiente giudiziario

Nel 1966 un gruppo di studenti di Strasburgo, in testa al Comitato Direttivo dell’Unione Studenti dell’Università, contattano i situazionisti francesi (IS) chiedendo il loro aiuto per fare qualcosa. L’IS suggerisce che scrivano una critica della loro condizione di studenti estesa poi ad una critica della società in generale. Il situazionista Musthapha Khayati fa la spola fra Parigi e Strasburgo cercando di coordinare e mettere d’accordo gli studenti.
Dalla miseria dell’ambiente studentesco – considerata nei suoi aspetti economici, politici, psicologici, sessuali e soprattutto intellettuali, e di qualche mezzo per porvi rimedio vede la luce qualche mese più tardi, preceduto da una campagna pubblicitaria attraverso il campus universitario. Stampato con i fondi dell’Università l’opuscolo causa uno scandalo enorme in tutta la Francia. Gli studenti finiscono in tribunale per appropriazione indebita di fondi universitari e l’Università stessa si incarica di sciogliere il comitato direttivo dell’Unione Studenti.
La sentenza del giudice del processo è oggi persino più conosciuta del testo medesimo:
“Gli imputati non hanno mai negato l’accusa di aver abusato dei fondi dell’unione studenti. Anzi, essi ammettono apertamente di aver fatto pagare 5000 franchi per la stampa e la distribuzione di 10.000 opuscoli, per tacere delle spese per altra pubblicistica ispirata a Internationale Situationniste. Queste pubblicazioni esprimono idee e aspirazioni che, per usare un’espressione eufemistica, non hanno nulla a che vedere coi compiti di un unione degli studenti. Basta infatti leggere queste pubblicazioni di cui gli accusati sono gli autori, per constatare che questi cinque studenti, appena usciti dall’adolescenza, senza alcuna esperienza, col cervello ingombro da teorie filosofiche, sociali, politiche ed economiche mal digerite, non sapendo come dissipare la loro squallida noia quotidiana, emettono la vana, arrogante e derisoria pretesa di esprimere giudizi definitivi e bassamente ingiuriosi sui loro colleghi, i loro docenti, Dio, le religioni, il clero, i governi e i sistemi politici del mondo intero. Poi respingendo ogni morale e ogni ostacolo legale, arrivano cinicamente fino ad incoraggiare il furto, la distruzione degli studi, la soppressione del lavoro, la sovversione totale, e la rivoluzione proletaria mondiale senza possibilità di ritorno per godere senza ostacoli. In virtù del loro temperamento sostanzialmente anarchico, queste teorie e questa propaganda sono assolutamente pericolose. La loro grande diffusione negli ambienti studenteschi e nel grande pubblico, per mezzo della stampa locale, nazionale ed estera, è una minaccia alla moralità, agli studi, alla reputazione e dunque al futuro stesso degli studenti dell’Università di Strasburgo”.

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varistud

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L’addomesticamento della vita

beccoL’addomesticamento è il processo usato dalla civiltà per indottrinare e controllare la vita secondo la sua logica. Questi meccanismi di subordinazione collaudati nel tempo comprendono: la doma, l’allevamento selezionato, la modificazione genetica, l’addestramento, l’imprigionamento, l’intimidazione, la coercizione, l’estorsione, la speranza, il controllo, la schiavizzazione, il terrorismo, l’assassinio… l’elenco continua e comprende quasi tutte le interazioni sociali del mondo civile. Questi meccanismi e i loro effetti si possono osservare e percepire nell’intera società, e sono imposti attraverso istituzioni, riti e costumi. L’addomesticamento è anche il processo attraverso il quale popolazioni umane precedentemente nomadi passano a un’esistenza sedentaria tramite l’agricoltura e la zootecnia. Questo tipo di addomesticamento comporta un rapporto totalitario sia con la terra che con le piante e gli animali da addomesticare. Se allo stato selvatico tutte le forme di vita condividono le risorse e competono per adoperarle, l’addomesticamento distrugge questo equilibrio. Il paesaggio addomesticato (per esempio i terreni tenuti a pascolo, i campi coltivati e, in minor misura, l’orticoltura e il giardinaggio) esige la fine della libera condivisione delle risorse che esisteva in precedenza: ciò che una volta “era di tutti”, adesso è “mio”. Nel suo romanzo Ishmael, Daniel Quinn spiega questa trasformazione dalla condizione dei Leavers (coloro che accettavano ciò che la terra offriva) a quella dei Takers (coloro che pretendevano dalla terra ciò che volevano). Questa nozione di appropriazione gettò le fondamenta per la gerarchia sociale con la comparsa della proprietà e del potere. Non solo l’addomesticamento trasforma l’ecologia da ordine libero a ordine totalitario, ma schiavizza anche tutte le specie addomesticate. In generale, quanto più un ambiente è controllato, tanto meno è sostenibile. L’addomesticamento degli stessi esseri umani richiede molte contropartite rispetto al modo di vita nomade basato sulla raccolta di ciò che si trova in natura. Merita rilevare che gran parte dei passaggi dal modo di vita nomade all’addomesticamento non sono avvenuti autonomamente, ma sono stati imposti con la lama della spada o la canna del fucile. Se solo 2000 anni fa la maggioranza della popolazione mondiale era costituita da raccoglitori-cacciatori, oggigiorno la cifra è scesa allo 0,01%. La traiettoria dell’addomesticamento è una forza colonizzatrice che ha portato con sé una miriade di patologie per le popolazioni conquistate e per gli stessi iniziatori della pratica. Tra i vari esempi si possono citare il declino della salute per carenze nutritive dovute all’eccessivo ricorso a diete non diversificate, quasi 40-60 malattie trasmesse e integrate nelle popolazioni umane per ogni animale addomesticato (l’influenza, il comune raffreddore, la tubercolosi, eccetera), la comparsa di un surplus che si può usare per nutrire una popolazione sbilanciata e che invariabilmente comporta la proprietà e la fine della condivisione incondizionata.

Tratto da:
greenan

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Il sesso dei giovani del Maghreb

zoofilia-islamL’itinerario copulatorio del giovane maghrebino d’origine campagnola comincia spesso nei lombi delle bestie che è incaricato di portare al pascolo; la zoofilia è molto diffusa in tutta la regione. Diventa zoofilia attiva fin dal momento in cui qualsiasi richiamo sessuale premaritale è scartato dalle preoccupazioni sociali quotidiane. Quindi, la zoofilia avrà la funzione di iniziare alla maturità sessuale un considerevole numero di giovani tormentati dal desiderio. La zoofilia, come surrogato, può così apparire come una tappa convenzionale, «normale» insomma, poiché è integrata in una rete di tolleranze e di significati collettivi.
Occorre notare, in questo caso, la vera e propria divaricazione esistente a tale livello, che lavora in profondità la vita sessuale maghrebina, e che non è altro se non la divisione dei sessi. Infatti, il destino sessuale si struttura in maniera diversa per le donne e per gli uomini, per chi proviene da un ambiente agiato e chi non ha avuto tale fortuna, per chi è cittadino e chi campagnolo, chi è colto e chi poco scolarizzato. La sessualità degli uomini si riverserà all’esterno e perciò si ispirerà alla vita degli animali, quella delle donne si rivolgerà all’autoerotismo e all’omosessualità, il che corrisponde approssimativamente al loro sviluppo psicoevolutivo tradizionale.
(…) Nell’autoerotismo iniziale, il giovane campagnolo si orienterà naturalmente verso gli animali da cortile e il bestiame, anche se il primato — se così si può dire — spetta ai quadrupedi: asine, giumente, capre ecc. Poi, in occasione di una scappata in città, che spesso coincide con una grande festa religiosa (‘Id al-Kabîr, al-Mawlid, al-‘Àsùrì ecc), i più coraggiosi effettuano una visita al bordello, finendo per sfiancarsi a più non posso fra le braccia di qualche prostituta sfiorita. A questo punto gli scapestrati possono tornarsene a casa, poveri in canna, ma felici e contenti per quella vera e propria iniziazione carnale, per quanto apparentemente miserabile.
In città, l’adolescente abbandonerà l’autoerotismo solo per lasciarsi accarezzare dalle cugine o per sedurre le vicine. Anch’egli tenterà la scommessa delle case chiuse dove, sulle prime, sarà accolto come merita, ossia con più riguardi del suo coetaneo di provincia. In definitiva, e ci sia perdonata questa formula lapidaria: la donna maghrebina accoglierà il membro del marito soltanto dopo che questi avrà gustato i lombi dell’asina, quelli della prostituta e quelli della cugina…
Da parte sua, la donna si darà al marito soltanto dopo essersi già offerta alle amiche e probabilmente molto dopo aver assaporato il profumo dei giovinetti del vicinato. Tuttavia, talvolta il destino della libido la spingerà fra le braccia di uomini più maturi che sapranno vincere in lei resistenze psicologiche e di mentalità. Ma, quando il timore della deflorazione è troppo forte, la via anale sembra costituire uno sfogo assai diffuso, che permette al desiderio maschile di esprimersi liberamente. Malek Chebel 1995

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NON SIAMO NIENTE, DIVENTIAMO TUTTO

Noi siamo partiti dal nulla per giungere alla miseria.
SI’
La gratuità del gesto, l’organizzazione spontanea della produzione nelle mani dei produttori, la realtà della necessità immediata, l’organizzazione passionale e la generosità complice, sono la fraternizzazione cosciente di ciò che costruiamo: il potere dei consigli operai. La lealtà teorica deve trovare la sua pratica: la coscienza della realtà.
COSI’
Cambiare la vita, saper morire, praticare la festa fourierista, vivere il quotidiano, trarre speranza dalla disperazione, significa sapere il 1905, CRONSTADT, LA CATALOGNA, BUDAPEST 1956 …
ANCHE
Distruggere il potere senza prenderlo. Distruggere per essere l’altro e sé stessi.
LA POESIA VISSUTA NON E’ NULLA DI DIVERSO.
La libertà, grazie al rovesciamento dei rapporti, trova il suo momento di costruzione. Così non dir più: “Scusi, signor agente” ma “Crepa … porco” implica:
L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL VISSUTO
La coscienza è la sola a non cadere nella trappola del costruttivismo. È, per ora, la sola poesia delle piazze in cammino. Il programma minimo è l’ATTO DI DISTRUZIONE: è, per eccellenza, l’atto politico. Per esso non esiste controllo, non c’è regola. La rivoluzione non può essere che quotidiana, se si vuol lottare contro il fascino del potere. Il desiderio di dominio resta ancora la legge del momento, la mentalità di schiavo affrancato, la vertigine d’obbedienza per essere obbedito, la mistica delle istituzioni e la religione dell’ordine. Estirpare il fascismo e far morire DIO passa attraverso il CAOS.
La nostra vita è in questione, non fermiamoci per paura di perderla. I lupi sono in agguato. La vita è breve. O siamo tutti signori o non siamo nulla. A questa condizione il lavoro diventa una grande risata, o TUTTO.
Io ci amo tutti.
Viva il potere dei consigli operai.
Abbasso l’autogestione Yugoslava.
UN COMPAGNO YUGOSLAVO CHE LA SA LUNGA
(Volantino distribuito a Parigi e altrove nel maggio 1968)

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CrimethInc. Anarchia, non Anarchismo

otmgallery1.jpgDire che gli anarchici aderiscono all’anarchismo è come dire che i pianisti aderiscono al pianismo. Non c’è Anarchismo—ma c‘è l’anarchia, o meglio, ci sono le anarchie.
Da quando il potere esiste, anche lo spirito dell’anarchia è esistito con noi, con o senza nome, unendo milioni di persone o rafforzando la determinazione di un singolo. Gli schiavi e i selvaggi che lottarono contro i Romani per la loro libertà vivendo la libertà, l’uguaglianza e la fraternità in armi; le madri che educarono le loro figlie ad amare il proprio corpo malgrdo le pubblicità insistenti e sempre più omnipresenti dei dietologi, i rinnegati che si dipinsero il volto e gettarono il thé nel porto di Boston e tutti quelli che presero nelle loro mani la loro vita: loro erano anarchici, nonostante si definivano Ranters, Taboriti, Comunardi, Abolizionisti, Yippies, sindacalisti, Quacqueri, Madri di Plaza de Mayo, Food Not Bombs, libertari o anche Repubblicani—cosi come noi siamo tutti anarchici, accomunandoci per il fatto che facciamo le stesse cose nello stesso spirito.
Ci sono tanti anarchici oggi quanti sono gli studenti che rompono con la scuola, genitori che aggirano le tasse, donne che si insegnano a vicenda come riparare le biciclette, amanti che spingono i loro desideri fuori dagli schemi prestabiliti.
Per essere anarchici non hanno bisogno di votare per un partito anarchico o per una linea di partito che li renderebbe incapaci, quantomeno in quel momento; l’anarchia è un modo di essere, una maniera di reagire alle circostanze e di relazionarsi con gli altri, è la classe del saper vivere senza opprimersi a vicenda… e non la classe “lavoratrice”!
Dimentica tutto ciò che dice la storia sull’anarchia come ideologia—dimentica gli intellettuali barbuti. Una cosa è sviluppare un linguaggio per descrivere una determinato approccio-—un‘altra e viverlo interamente.
Non riguarda teorie o formule, eroi o biografie—riguarda la tua vita .L’Anarchia e cio che conta, ovunque si presenti; non lanarchismo da salotto, lo studio specialistico della libertà!
Ci sono anarchici autoproclamati infarciti di letture che non hanno sperimentato lAnarchia neanche per un giorno solo in tutta la loro vita—e noi sappiamo bene quanto peso dare alla loro parola! CrimethInc

tratto daFinghting for our lives: an anarchist primer

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L’iniziazione del giovane Jivaro

DownloadedFile-1Pochi giorni dopo la nascita si dà al neonato un infuso allucinogeno per permettergli la prima esperienza del mondo “reale” e prepararlo al momento in cui vedrà il proprio spirito ausiliare. Quando un bambino si comporta male, i genitori gli somministrano una bevanda allucinogena perché veda che esiste una realtà soprannaturale in grado di castigarli e sulla quale si fondano le norme familiari. Anche i cani da caccia debbono bere droga per potersi muovere agevolmente nei due mondi dell’esperienza. Verso i sei anni, il bambino Jivaro inizia a cercare il proprio spirito arùtam. In compagnia del padre si reca presso una cascata sacra che dista vari giorni di cammino per cercare il contatto con gli spiriti che aleggiano nelle spume e nei vapori che s’alzano dall’acqua. I bambini si bagnano varie volte sotto la cascata tenendo in mano uno speciale bastone magico e cantando una formula intraducibile che suona tau, tau, tau. Durante questo periodo digiunano e bevono succo di tabacco aspettando l’apparizione di uno spirito arùtam. Se non ottengono la visione, al sesto giorno tornano a casa per ripetere l’esperienza più tardi. Più spesso, quando il potere del tabacco è insufficiente, si somministra all’iniziando una macerazione di Datura (maìkuwa), altamente allucinogena, sola o mescolata al succo della liana natema (ayahuasca: una Malpighiacea). Tornato a casa, chi ha avuto la visione dell’arùtam deve tacere e dormire sulla sponda del fiume dove, in sogno, riceverà la visita di un antenato che gli dirà: “lo sono il tuo antenato. Così come io ho vissuto a lungo, lo stesso sarà per te. Così come io ho ucciso molte volte, lo stesso farai tu”. Quando la visione scompare, lo spirito entra nel corpo dell’iniziato. Fra gli Aguaruna del Rio Nieva (Perù) ho documentato l’apparizione nel sogno iniziatico dei seguenti fenomeni, o animali, che in realtà sono gli spiriti della natura che assisteranno l’iniziato rivelandogli la sua vera natura: pioggia di sole o di luna; rimbombare del tuono che si manifesta come un suono luminoso; una cascata; un gufo (pùmpuk); il giaguaro o l’ocelot; l’anaconda. La visione di un giaguaro o di una anaconda (pànki) rivela la vocazione guerriera, che farà dell’iniziato un condottiero dotato di poteri magici, un kakàram. Mario Polia (1997)

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camilla

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