DIGGERS, Rivoluzione e controcultura a San Francisco 1966-1968

Nell’estate del 1967 avvengono a San Francisco una serie di eventi che segnano, per certi versi, il momento culminante di un movimento controculturale che si stava affermando da qualche anno negli Stati Uniti. È la Summer of Love, l’estate dell’amore e i protagonisti di quei fatti sono gli hippy, i figli dei fiori.
Già da qualche anno negli Sati Uniti stavano venendo alla luce grazie al movimento beat (Kerouac, Ferlinghetti, Ginsberg…) le contraddizioni di una società votata a un consumismo vuoto e senza speranza, sconvolta dalle lotte razziali e dalla guerra in Vietnam e si stava affermando un’altra cultura che aveva come ideali  amore, pace, libertà e come strumenti per la loro diffusione i suoni, l’estetica e le droghe psichedeliche. A mettere in musica quegli ideali sono tra gli altri i Jefferson Airplane, i Grateful Dead, Janis Joplin e a diffondere nuove sensibilità etiche e spirituali Timothy Leary, Ken Kesey e molti altri. Haigth Ashbury, un quartiere di San Francisco, diventa l’epicentro di questo movimento; le sue strade, case e parchi, i luoghi dove si sperimenta questo nuovo sentire. Migliaia di giovani vi confluiscono da ogni parte degli Stati Uniti dando vita a una società che ripudia la guerra, il consumismo e tenta nuovi modelli di vita.
In quel quartiere da un paio di anni agisce un gruppo di attivisti che partendo dal teatro di strada sensibilizza alla condivisione e alla gratuità gli abitanti del quartiere distribuendo cibo a costo zero, creando negozi dove ci si può servire senza pagare, alloggi dove si può vivere e free clinic per curarsi. Sono i Diggers e incarnano con il loro agire l’aspetto più radicale del movimento a San Francisco. Non sono hippy, anzi, in una manifestazione ne celebrano il funerale, ma uomini e donne che tentano una sovversione dei valori che avrà una vasta eco nel sentire collettivo e una storia che continuerà ben oltre quegli anni.
 
«Dobbiamo mettere in comune le nostre risorse e fare interagire le nostre energie per garantire la libertà delle nostre attività personali.
In ogni città del mondo c’è un underground competitivo e frammentario, composto di gruppi i cui obiettivi si sovrappongono, entrano in conflitto e in generale finiscono per fiaccare lo slancio verso l’autonomia. Oggi tutti abbiamo armi, sappiamo usarle, conosciamo il nostro nemico e siamo pronti a difenderci. Sappiamo che non ci lasceremo più mettere i piedi in testa da nessuno. Perciò è giunto il momento di agire in modo più deciso per dedicarci alla creazione di città libere nelle aree urbane del mondo occidentale.
[…] A questo punto della nostra rivoluzione è indispensabile che le famiglie, le comuni, le organizzazioni di neri e le bande di ogni città in America si coordinino per creare Città libere in cui qualsiasi cosa necessaria possa essere ottenuta gratuitamente da chi partecipa alle varie attività dei singoli gruppi.
Ogni fratello deve avere quello di cui ha bisogno per fare quello che deve essere fatto.»

Per saperne di più:

This entry was posted in '68 e dintorni, General, Nautilus and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *