Perché era lì FRANTI

franti 1Una non storia di una folk rock punk hardcore band

Tutti si voltarono a guardar Franti. E quel infame sorrise” (Edmondo De Amicis)

Nel settantasei tre studenti a Torino mettono su un complesso. Lo chiamano Franti, bastardi loro, bastardo lui, suonano mettendo dentro tutto quello che incrociano, musiche, poesie, film, cartoni animati, cortei, gioia, rabbia, camionette della polizia, sassi volanti, lacrimogeni, gonne a fiori, capelli lunghi, Pavese, Dostoevskij e Che Guevara. Altri si uniscono, altri se ne vanno, ma sempre avanti a scrivere canzoni, incidere dischi, suonare dal vivo, non solo per portare avanti l’idea della libertà e dell’indipendenza, ma per vivere, vivere la musica, e vivere la vita, senza forzature e senza scadenze. Franti diventa una formazione variabile che sperimenta varie forme espressive senza nessuna concezione o reverenza verso qualunque stile o moda. Come dicono loro: “Noi siamo un gruppo musicale autonomamente definitosi, nella misura in cui reputiamo la cultura antagonista nei contenuti e, soprattutto, nelle forme uno specifico motore rivoluzionario del movimento. Pensare, discutere, suonare, scrivere, sperimentare cose che hanno sempre fatto parte del nostro modo di essere come collettivo di persone, in questi anni fuori da ogni business e logica di mercato.
Perché era lì Franti è un libro che parla della band, ma non solo, parla di anarchia, di montagne ribelli, dell’India misteriosa, di posti occupati, di lunghi viaggi in macchina, di sogni, di suoni che scorrono tra le parole stampate, che rimbalzano sui due punti, si insinuano tra le virgolette; ogni tanto esce tra le righe la voce di Lalli e, se non ti soffermi troppo sulle immagini, il sax di Stefano ti fa voltare pagina, mentre basso e batteria di Massimo e Marco ti cullano. Se ti soffermi a pensare ad occhi chiusi quello che hai letto e infine se provi a chiudere il libro la chitarra di Vanni te lo impedisce mentre Toni Ciavarra sorride dall’alto.

Il riso di Franti è qualcosa che distrugge, ed è considerato malvagità solo perché Enrico (Bottini nel libro Cuore) identifica il Bene all’ordine esistente e in cui si ingrassa. Ma se il Bene è solo ciò che una società riconosce come favorevole, il Male sarà soltanto ciò che si oppone a quanto una società identifica con il Bene, ed il Riso, lo strumento con cui il novatore occulto mette in dubbio ciò che una società considera come Bene, apparirà col volto del Male, mentre in realtà il ridente – o il sogghignante – altro non è che il maieuta di una diversa società possibile.” (Umberto Eco)

Se vuoi approfondire:

FRANTi 2

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