I. S. e la rivoluzione culturale

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La questione della cultura cioè, in ultima analisi, della sua integrazione nella vita quotidiana, è sospesa alla necessità del rovesciamento della società attuale. Fare la rivoluzione sociale e politica non è sufficiente se questa trasformazione non è accompagnata nella cultura da un identico rivolgimento qualitativoche conduca la società socialista, creata dalla rivoluzione, allo stadio superiore di una società che non sarà più l’antitesi della società capitalista, ma l’espressione del socialismo della totalità.
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Ogni rivoluzione culturale, in passato, è stata strettamente collegata alle condizioni sociali imposte agli artisti. Oggi, il capitalismo ha separato queste ultime dalla cultura, sostituendole in quanto falsi modi di vivere o di tempo libero a ciò che dovrebbe essere la pratica reale della vita. Da questa falsa dualità tra tecnica e cultura è nata una falsa visione unitaria della civiltà. L’avvenire ed il presente di ogni rivoluzione politica e sociale dipendono prima di tutto dalla presa di coscienza di questa seconda alienazione, più profonda e meno sradicabile dell’alienazione economica.
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Come il proletariato rischia di scomparire senza aver fatto la sua rivoluzione, senza aver assunto il ruolo storico che Marx gli aveva assegnato, la rivoluzione culturale rischia di essere solo una succursale sempre più forte di ciò che ormai si è soliti chiamare “pubbliche relazioni” se non si dà prima di tutto il compito rivoluzionario fondamentale del secolo, che è la scomparsa dell’ambito tecnico attraverso la tecnica stessa.

Se vuoi approfondire:

variis58

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