Stalin ai suoi figli

stalinVi sono due modi per combattere la malattia. Quello del medico, ma per efficace che sia, non cessa di inquietare l’argomento secondo il quale la medicina deve la sua esistenza e i suoi profitti proprio alla malattia. L’altro, meno spettacolare e tutto sommato poco praticato, consiste nell’esercizio, per ciascuno di una volontà di vivere che, sotto la sua unica responsabilità, lo tutela dall’entrare troppo facilmente nei morbosi intrichi della buona e della cattiva salute.
Niente di ciò che opprime il vivente è tollerabile – l’integralismo, il razzismo, il nazionalismo, l’assoggettamento della donna, l’abbrutimento degli uomini, i regimi dittatoriali, le relazioni di disprezzo, l’omicidio, lo stupro, l’inquinamento, il massacro della fauna e della flora, il maltrattamento dei bambini, la tortura, la prigione, l’incitamento alla paura e al senso di colpa. Ma se la vita ha bisogno delle vostre leggi per difendersi, evidentemente è perché non avete mai intrapreso di renderla offensiva.
Voi applicate l’amputazione, mentre non esiste una chirurgia dei trapianti e vi appellate alla chirurgia penale, benché la propagazione del vivente sia la sola arma assoluta che distrugge al passaggio il partito della morte.
Bisognerebbe, è vero, cominciare a non amputarvi di voi stessi, pugnalati dal quotidiano. Imparare il piacere di essere se stessi.
La vostra compagnia mi è stata più gradevole che in passato. Non mancherò all’occasione di farvi visita. Un consiglio amichevole al momento di lasciarvi: prima di chiedere il mio aiuto, riflettete, anche se sento già i miei compagni esclamare: “È successo quello che di peggio sarebbe potuto succedergli ai bei tempi della sua potenza: è diventato umano”.

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