Chi ha paura di Marco Camenisch?

liberiSono un pastore, contadino e cacciatore delle Alpi Retiche, residuo di un genocidio consumato dallo stesso nemico che, nel corso dei secoli, ha distrutto quasi del tutto la mia terra. Nelle vesti delle multi nazionali dell’atomo e dello sfruttamento idroelettrico, turistico, del militarismo e dei suoi poligoni, con l’inquinamento radioattivo, chimico, da carburazione industriale e metropolitana, sovranazionale e via aerea, l’ipersfruttamento boschivo e agricolo è responsabile storico della rapina della mia identità etnica, della mia terra e del mio lavoro.
È nella presa di coscienza del mio essere sfruttato, schiavo ed espropriato che sono semplicemente andato fino in fondo nel tentativo della mia liberazione e nel tentativo di contribuire con tutto me stesso alla liberazione e difesa della terra che ha ospitato e nutrito i miei avi e me. Sono stato catturato dal nemico e mi sono liberato; sono stato cacciato dalla mia terra, da cacciato sono diventato cacciatore, preda e nomade, ospite di molte terre e genti. La mia solidale coscienza globale, coscienza della globalità del nemico e della sua guerra di sfruttamento e sterminio totale, non poteva che dirmi che la lotta contro di lui è dovere per e su qualsiasi terra che mi ospita. Solo così riaffermo, comunque e ovunque, la mia quotidiana e umana dignità, responsabile, solidale e comune, con le mie sorelle e fratelli di ogni razza e lingua, prresse e oppressi, sfruttate e sfruttati; solo così affermo la solidarietà con coloro che lottano, in qualsiasi modo lottino; solo così affermo la mia responsabilità, l’amore naturale e scontato per i nostri figli e per tutti i viventi di questo meraviglioso pianeta.
La comparsa del plutonio su questo pianeta è il segno più chiaro che la nostra specie è in pericolo.
Il mio sviluppo verso una critica radicale non ha avuto luogo all’interno di una specifica militanza antinucleare, ma è un percorso spesso autodidatta, lungo e irregolare, a partire dalla mia infanzia.
I miei genitori mi insegnarono un sentimento e un bisogno profondo di giustizia, nella contraddizione tra ricchezza e povertà, potere e impotenza (…)
(Marco Camenish)

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