Quando Debord scriveva canzoni

Il rapporto tra l’Internazionale Sitazionista e la musica è stato praticamente uguale a zero. Non c’è stato mai, negli anni di vita dell’organizzazione un grande interesse nei confronti di quell’arte; la quasi totalità dei componenti dell’I.S erano pittori, scultori, urbanisti ed architetti, con scarso entusiasmo per ritmo e melodia. Questo non impedì che nel 1974 uscisse un vinile Pour en finir avec le travail concepito sulla base della pratica situazionista del détournement e che a scrivere 3 canzoni contenute nell’album furono Debord e Vaneigem. A produrlo fu Jacques Le Glou, un personaggio legato al milieu situazionista e amico di Debord, assolutamente entusiasta di quella tattica sovversiva capace di cambiare il significato delle cose. Pour en finir avec le travail  è una raccolta di celebri canzoni più o meno vecchie, interpretate da Michel Devy, Jacques Marchais et Vanessa Hachloum (pseudonimo di Jacqueline Danno) a cui lo stesso Le Glou, e i suoi sodali e complici Guy Debord, Alice Becker-Ho, Raoul Vaneigem, Étienne Roda-Gil hanno cambiato di senso. L’unica canzone che non subirà nessun cambiamento è  L’bon dieu dans la merde, l’inno cantato da Ravachol mentre saliva sul patibolo, ma le altre saranno completamente trasformate. Così, una canzone in voga nel ’68, la Bicyclette, si trasformerà in la Mitraillette; le parole di La java des bons enfants attribuite a Raymond Callemin (detto Raymond la Science, uno dei membri più attivi della banda Bonnot) sono in realtà di Debord, e Vaneigem scriverà La vie s’écoule, la vie s’enfuit attribuendola a un anonimo belga. L’album si esaurì in 4 mesi e venne rieditato solo nel 1998.

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