Autoproduzioni

 

Non abbiamo ricette a Nautilus. Abbiamo la nostra limitatissima esperienza, pur appassionante, che vorremmo vedersi aprire a qualcosa di più ampio. Sono dieci anni e forse qualcosa di più da quando un gruppo di persone di ispirazione libertaria si è stretto intorno a questa attività che riguarda dischi e libri e ad una pratica, dell’autoproduzione, e ad un’ipotesi di distribuzione che con la Lega dei Furiosi, per un certo periodo, ha tentato di superare l’impegno meramente individuale. Le idee, la passione nel realizzarle, non sono mai venute meno in questo arco di tempo, anche se in questi anni la distribuzione operata nei centri sociali autogestiti ha provocato un certo sconcerto. Sconcerto derivato dal ritrovarsi a fare i conti con una mentalità in via di trasformazione che andava di pari passo ad un cambiamento di prospettiva generale che metteva sul piatto della bilancia il riconoscimento ufficiale da parte delle autorità competenti degli spazi occupati. Il discorso sulla legalizzazione porta con sé inevitabilmente tutte le pratiche collegate alle persone che lo sostengono e le indirizza in una logica di autorecupero, svilendole di quella carica sovversiva che possedevano all’origine. Ipotizzare dunque, nel campo dell’autoproduzione e della distribuzione, un circuito di mercato alternativo che dia da vivere a coloro che vi si impegnano a tempo pieno, può rappresentare una soluzione individuale ma non può essere spacciato assolutamente, in un discorso politico, come momento di passaggio verso una società liberata. È troppo stretto questo passaggio per essere percorso nei due sensi, quello del mercato e quello della liberazione della propria vita. Può esistere una base comune da cui muoversi con persone che hanno impostato a monte il loro discorso in maniera così diversa? Ha senso un confronto con domanda immediata di conoscenza o d’informazione, ma questo non deve impedire (dovrebbe anzi favorire) la ricerca per poter soddisfare ad una domanda, ben più urgente non dell’ultima novità editoriale, discografica, o dell’abbigliamento, ma di VITA. Se è questo quello che vogliamo, e che vogliamo adesso, varrebbe la pena domandarsi seriamente dove stiamo portando e convogliando le nostre energie. Per noi uno sforzo va fatto, va tentato per superare il più velocemente possibile quest’ansia imprenditoriale di aprire nuovi spazi, o creare nuovi redditi. Mantenere limpido l’orizzonte che uno si pone davanti riteniamo che sia condizione imprescindibile al suo raggiungimento. Non sottoporre il nostro agire a nessun imperativo economico significa per noi prefigurare da subito la società in cui vogliamo vivere. Il fatto di tenere uno spazio libero nella nostra mente e nella nostra vita, non asservito a nessun potere od interesse a noi estraneo è soltanto il luogo da cui partire per dare una direzione altra alle nostre vite. “La vita senza contropartita è tutto quello che ancora mi esalta. Non riuscirete a farmela porre tra le felicità furtive e fortuite, un’evasione, la parte del sogno prima del ritorno all’utile, alla verità del lavoro, alla sottomissione ragionevole. È la sola realtà che mi interessa, perché la sola da creare.”

Intervento di Nautilus all’incontro su NUOVE FRONTIERE PER L’AUTOPRODUZIONE organizzato dal Grande Raccordo Autoproduzione a Roma nell’aprile 1996

 

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