Ciao Raoul Vaneigem

Lo scrittore e filosofo belga Raoul Vaneigem, figura di spicco del movimento libertario e critico della società dei consumi negli anni ’60, è morto all’età di 92 anni. Nato nel maggio del 1934 nell’Hainaut, nel Belgio francofono, Raoul Vaneigem fu, insieme a Guy Debord, una delle figure di spicco dell’Internazionale Situazionista, movimento di protesta radicale contro il capitalismo e la “società dello spettacolo” che ispirò il Maggio ’68. Pubblicato nel 1967, il suo Trattato sul vivere per l’uso delle giovani generazioni fu uno dei breviari degli studenti del ’68 a Parigi, un’esaltazione dell’emancipazione individuale contro il consumismo trionfante. Negli ultimi anni divideva il suo tempo tra il Belgio, la Francia e Sant Pol de Mar, paesino sulla costa catalana a circa 50 km da Barcellona, dove risiedeva, secondo quanto riferito da un amico. È morto nella notte tra martedì e mercoledì nella sua casa di Sant Pol de Mar, ​​per cause naturali e pacifiche.

La rivoluzione della vita quotidiana liquiderà le nozioni di giustizia, di castigo, di supplizio, nozioni subordinate allo scambio e al parcellare. Noi non vogliamo essere dei giustizieri, ma dei signori senza schiavi che ritrovano, al di la della distruzione della schiavitù, una nuova innocenza, una grazia di vivere. Si tratta di distruggere il nemico, non di giudicarlo. Nei villaggi liberati dalla sua colonna, Durruti  radunava i  contadini, domandava loro di segnalare i fascisti e li fucilava sul campo. La prossima rivoluzione ripercorrerà lo stesso cammino Serenamente. Noi sappiamo che non ci sarà più nessuno per giudicarci, che i giudici saranno assenti per sempre, perché li si sarà mangiati.

La nuova innocenza implica la distruzione di un ordine di cose che  non ha fatto che ostacolare in ogni tempo l’arte di vivere, e che oggi  minaccia anche l’ultimo resto di autenticità vissuta. Io non ho nessun bisogno di ragioni per difendere la mia libertà. Il potere mi pone ad ogni istante in posizione di legittima difesa. In questo breve  dialogo fra l’anarchico  Duval e il poliziotto incaricato di arrestarlo, la nuova innocenza può riconoscere la sua giurisprudenza spontanea: – Duval,  io vi arresto in nome della Legge. – E  io ti sopprimo in nome della Libertà.

Gli oggetti  non sanguinano. Coloro che pesano del peso morto delle cose moriranno come delle cose. Come quelle porcellane che i rivoluzionari mandavano in pezzi, al sacco Razumovskoé – glielo si rimproverò ed essi risposero, riferisce Victor Serge: «Noi romperemo tutte le porcellane del mondo per trasformare la vita. Voi amate troppo le cose e non abbastanza gli uomini… Voi amate troppo gli uomini come cose e non abbastanza l’uomo». Ciò che non è necessario distruggere  merita di essere salvato: è la forma più succinta del nostro futuro codice penale.

(tratto da: Trattato di saper vivere ad uso delle giovani generazioni)

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