Elias Petropulos lessicografo

rebetiko“Voi mi chiedete, idioti:
_ Perché non torni in Grecia?
E già, sono greco, per forza,
Ma il mio paese mi deprime:
Non voglio mai più mettere piede ad Atene.
E dico a mia moglie:
_ Quando creperò qui, a Parigi,
Crema il mio cadavere,
E getta le ceneri nelle fogne.
Questo è il mio testamento”
(Elias Petropulos)

Conosceva molte lingue e molti linguaggi. Forse era il miglior conoscitore della lingua greca, sicuramente delle famiglie linguistiche balcaniche compresa quella turca. Per me che ero uno studente del liceo e che, come molti greci, scrivevo e leggevo nella katharevussa, il greco della burocrazia, dell’Accademia e dei Vangeli, e parlavo la dimotiki, la parlata neoellenica, leggere il suo libro e il suo greco scritto è stato uno choc. La sua capacità di usare la lingua in tutta la sua diacronia e in tutte le sue contaminazioni, dal greco antico fino alle espressioni idiomatiche, turche o albanesi, con una freschezza, ironia e provocazione senza pari, non aveva paragoni nel panorama letterario, almeno per me, studente di liceo. Era un lessicografo d’avanguardia.
Le sue ricerche hanno influenzato i gusti musicali di intere generazioni di greci, offrendo la possibilità a chi non aveva vissuto il periodo d’oro del rebetiko di potersi accostare ad esso al di là dello sviluppo elettrificato degli anni ’60 e oltre la mediazione tra rebetiko e musica colta di un Theodorakis o Hatzidakis, stile musica impegnata. Le sue ricerche hanno avuto e hanno la capacità di rileggere non solo la storia del rebetiko e della musica in Grecia ma di rileggere, a partire dalle semplici canzonette, tutta la storia della Grecia, quella politica, storica e sociale. (Epaminondas Thomos)

 

 

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