Théophile Gautier. Sentivo il rumore dei colori

gautierIntorno a me v’erano cascate e valanghe di gemme di ogni colore, arabeschi e decorazioni incessantemente mutevoli, che non saprei paragonare se non al giochi del caleidoscopio; vedevo ancora l miei compagni, a momenti, ma sfigurati, per metà uomini e metà piante, con arie pensierose da ibis ritti su una zampa, da struzzi che agitavano ali cosi strane da farmi torcere dalle risa nel mio angolo e, per unirmi al divertimento dello spettacolo, da farmi lanciare dei cuscini per aria, per poi riprenderli e farli roteare con la destrezza di un giocoliere indiano. Uno di questi signori mi ha rivolto in italiano un discorso che Phaschisch, con la sua onnipotenza, rni ha tradotto in spagnolo. Le domande e le risposte erano quasi ragionevoli, e vertevano su cose indifferenti, come notizie di teatro e letteratura.

[…] Era appena trascorsa una mezz’ora quando ricaddi in preda all’haschisch. Questa volta la visione fu più complicata e più straordinaria. In un’aria confusamente luminosa volteggiavano con un formicolio incessante miliardi di farfalle, le cui ali frusciavano come ventagli, Giganteschi fiori dal calice di cristallo, enormi malverose, gigli d’oro e d’argento salivano e sbocciavano intorno a me con un crepitio simile a quello dei fuochi d’artificio. Il mio udito s’era prodigiosamente sviluppato; sentivo il rumore dei colori. Suoni verdi, rossi, blu, gialli, m’arrivavano a ondate perfettamente distinte. [m] Ero come una spugna in mezzo al mare: a ogni istante dei flussi di felicità mi attraversavano, entrando e uscendo dai miei pori, perché ero diventato permeabile e, fino al più piccolo capillare, in tutto il mio essere s’iniettava il colore dell’ambiente fantastico in cui ero immerso. I suoni, i profumi, la luce, mi giungevano attraverso una moltitudine di tubicini sottili come capelli in cui sentivo fischiare le correnti magnetiche.

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samoerba

 

 

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