LETTERA AL PARTITO

Egregio Partito, è perfettamente inutile che insista nel dichiarare, a destra ed a manca che Lei è all’opposizione della destra, della sinistra, del centro, del centro destra, del centro sinistra, della sinistra-sinistra, della destra-destra; Lei conduce solo una politica, quella della collaborazione per la conservazione del “cadreghino”.
Tempo fa quando eravamo sul nascere, Lei si è buttato a capofitto contro di noi. Anche Lei, e soprattutto Lei, aveva la sua da dire: Allora eravamo sozzoni, pezzenti, parassiti, esibizionisti, seminfermi, invertiti, scansafatiche. Tutto questo veniva abbondantemente detto in blu, con il rosso, il bianco, con il nero, con il tricolore, con la falce, con lo scudo, con la fiaccola, con le bandiere, con il sole, con il martello, con la corona. A noi non garbava tutto questo, eppure stavamo zitti zitti, cheti cheti. Ma, a quanto pare, non si può neppure stare zitti. Melonata per molti, botte per tanti lavaggio del cervello per tantissimi. I bassifondi cominciarono a trasmettere alcune pulsazioni al cervello e questo, alle mani. E cominciammo a pensare. A Lei sembrerà strano, ma cominciammo a pensare. E cominciammo, con sua meraviglia, a scrivere; a scrivere sui giubbotti e sulle magliette.
A questo punto, Lei si rese conto che a noi mancava una vera e propria cultura. Una cultura basata sull’esperienza diretta, secondo i nuovi criteri. E ci portò, così, in quelle camere con le inferriate per conoscere prostitute e delinquenti. E così abbiamo imparato. Cominciammo allora ad alzarci dai gradini e a fare passeggiate con cartelli sottobraccio o appesi al collo. Logicamente facevamo tutto questo dopo aver chiesto il suo permesso. Ma Lei, cattivone, non ce lo voleva concedere: per il nostro bene, naturalmente. Noi riconoscenti, ma, come ogni figlio non obbedienti, andammo in giro ugualmente con i nostri bravi manifesti. Lei, da buon padre, ci rinchiuse in castigo senza mangiare, senza pisciare; a qualcuno poi, occorreva il collegio ed allora, Lei previdente, si interessò anche a quei casi. Così quel qualcuno non fu più nostro compagno. Ma Lei, purtroppo per Lei, non si accorgeva di partorire, di volta in volta, altri figli. Ed i figli divennero sempre più numerosi e turbolenti. Lei non ce la faceva più a contenerli ed educarli secondo i suoi schemi. Ora i sozzoni cominciano a sembrare meno sozzoni, ora i pezzenti non sono del tutto pezzenti, ora i parassiti cominciano a non esistere, ora gli esibizionisti sono meno esibizionisti, ora i seminfermi non sembrano poi così tanto ammalati, ora gli invertiti sembrano attirati dal loro sesso primitivo, ora gli scansafatiche cominciano a muoversi. E quando, poi, verrà il tempo di mettere una croce su certe schede che bianche rimarranno, tutti i sozzoni, i pezzenti, i parassiti, gli esibizionisti, i seminfermi, gli invertiti, gli scansafatiche diverranno tutti dei bravi e buoni angioletti. Conclusione: Lei, egregio partito, lo raffiguriamo in un calderone; un calderone smaltato di cacca, pieno di cacca. In pratica vogliamo dire, dato che Lei è duro a capire, che con noi non attacca; Lei fa un gioco, ma non ha trovato i giocatori.
(The Beatnik’s Clan, Monza 1967)

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