Zisly: alle origini dell’anarco-primitivismo. Stato naturale e stato primitivo

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Negli ultimi anni , ci sono dei libertari anti-scientisti, cioè Naturiens , persone che vogliono far capire che si può vivere molto bene della natura stessa, se ci si limita allo stretto necessario imposto a tutti: cibo, vestiario, alloggio, affetti,  attività. Dobbiamo abbandonare la Civiltà, il sistema stupido della scienza, della chimica, dell’ artificiale, del lusso, dei e dee moderne, per vivere una vita semplice, la vita dei nostri antenati, che non avremmo mai dovuto abbandonare, per combattere la vita surriscaldata, la vita al vapore, che i civilizzati conducono a loro danno! Si deve anche abbandonare il macchinismo anti-artistico e stupido, perché non c’è  bisogno di quello per vivere bene , in modo bello, sano, libertario! L’obiettivo è semplificare la vita, non complicarla. Poiché i  Naturiens sono stati spesso accusati di voler tornare allo stato primitivo, cioè indietro, quando al contrario vogliono un ritorno allo stato naturale, vogliamo chiarire, oggi, questo punto, perché c’è una sfumatura. Consentitemi di riprodurre le righe che seguono , estratte dal giornale Le Naturien ( n ° 3 , maggio 1898 ), perché io non saprei dirlo meglio:
Qual è la differenza tra il ritorno alla natura e allo stato primitivo?
Dobbiamo prima intenderci sulla parola: ritorno alla Natura. A nostro avviso, il ritorno alla natura è in primo luogo il ripristino dello stato naturale della Terra, vale a dire, la libera vegetazione della flora autoctona, che regola il regime climatico e dell’acqua, e garantisce il riparo e l’alimentazione della fauna selvatica.
Rimandiamo il lettore che desidera conoscere questi temi ai trattati di botanica e zoologia dei diversi paesi.
Si vedrà che in proporzione al numero massimo di popolazione la Terra può, in queste circostanze, dare da mangiare a tutti, in modo vario, abbondante, speciale e particolare per ogni stagione.
Quello che intendiamo per “Stato di natura della Terra”, è quindi il territorio con le sue condizioni topografiche rispettate, con i suoi dislivelli e le sue depressioni, con i suoi corsi d’acqua non controllati o incanalati, con i suoi laghi, perfino con le paludi, la cui utilità va oltre la cecità dei nostri interessi civilizzati; lo stato naturale, è il bosco protettivo con innumerevoli piccoli impianti che alimentano le diverse categorie di animali; è lo stato naturale dell’uomo, è il libero possesso della terra e dei suoi prodotti, piante, animali e minerali, di tutto ciò che è in superficie; stiamo parlando degli stessi minerali che possono essere raccolti nel sottosuolo e sufficienti per i suoi reali bisogni. Per  l’essere umano, lo stato naturale è, dopo il soddisfacimento dei bisogni fisici, il libero esercizio delle sue facoltà intellettuali, ma sia ben chiaro: il libero esercizio vale a dire che egli farà tale cosa, o svolgerà tale funzione sulla base di ciò che suggeriscono i suoi bisogni o la sua fantasia, ma seguendo l’orientamento del sistema sensoriale che lo guiderà nella ricerca delle sensazioni. Sarà allora che l’uomo  sempre desideroso  di sperimentare  sensazioni piacevoli,  istintivamente eviterà tutto ciò che potrebbe offendere, piegare e alterare il suo corpo, ed essendo dotato di senso di ingegnosità, è certo che si impegnerà nella realizzazione di cose artificiali, ma solo quelle che non danneggeranno la sua  salute, pur dandogli una buona soddisfazione, se non superiore quanto meno uguale alla quantità di sforzo fornito; in una parola bisognerà che esso trovi quello che potrebbe essere chiamato lo scambio tra le sue facoltà e i suoi desideri, un beneficio reale e ampi benefici compensativi degli sforzi fatti.
Ecco quindi ciò che intendiamo per stato naturale della terra e stato naturale dell’uomo: lo stato perpetuo, lo stato normale, primordiale.
Tenendo conto delle condizioni stabilite da queste fasi di formazione, lo stato primitivo era anche lo stato naturale, ma poiché l’inevitabile legge del moto implica la trasformazione, è impossibile confondere lo stato naturale successivo con lo stato naturale originario.
Per essere più precisi, diciamo che nel periodo terziario la Terra era coperta da una vegetazione speciale che formava un suolo un po’ molle, e un’atmosfera umida e calda. Certamente era  la terra allo stato naturale, ma era lo stato naturale originario.
Quando più tardi nel periodo quaternario il suolo, con esplosioni sotterranee, vide trasformare la sua configurazione in altitudini e depressioni, la vegetazione crebbe secondo  l’altitudine e la latitudine, si stabilì una flora nuova, così come cambiò il regno animale: era sempre stato di natura, che per noi è da considerarsi preliminare e primitivo, ma è successivo rispetto al periodo terziario.
Se parliamo di uomo, dobbiamo anche considerare che, nel rispetto della legge del moto, come qualsiasi altro prodotto della natura, ha subito trasformazioni diverse e felici fino a quando si è trovato nello stato di natura;  anche a causa di queste trasformazioni, non è possibile rivendicare lo stato primitivo dell’uomo,  ma certo  le condizioni naturali che gli consentano, come per lo stato primitivo, di seguire lo sviluppo normale così felicemente iniziato; gli assicurino con la la forza e la salute, lo sviluppo fisico che ha subito un arresto e addirittura un calo durante i periodi chiamati Civiltà. Ma  per convincersene, occorre respingere la favola della miseria naturale e abbandonare la convinzione che la produzione artificiale, vale a dire la Civiltà, ha levato l’uomo da una situazione deplorevole per porlo in un altra molto più favorevole. Basterebbe un esame, un semplice esame per constatare la ricchezza della produzione naturale, e allora apparirebbe l’inutilità della produzione artificiale con il suo corollario di incidenti e  malattie”.
Io penso sia abbastanza chiaro. Spero che dopo questa lettura  ciascuno potra avere un’idea più precisa delle grandi linee della teoria naturienne tanto derisa – oh amarezza – anche da parte dei cosiddetti spiriti avanzati. Henri Zisly (Le Flambeau n°1, 1901)

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