Difendere la libertà ovunque

difendere la libertà ovunqueIl 17 giugno 1958, un giovane pittore milanese per altro completamente ininteressante, Nunzio Van Guglielmi, con lo scopo di richiamare l’attenzione sulla sua persona aveva leggermente danneggiato un quadro di Raffaello (L’incoronazione della Vergine) incollando sul vetro che lo proteggeva un cartello manoscritto dove si poteva leggere “Viva la rivoluzione italiana! Via il governo clericale”. Arrestato sul posto, veniva immediatamente dichiarato pazzo, senza possibilità di difesa e per questo solo gesto, e internato nel manicomio di Milano.
Da Stampa Sera di lunedì 16 – martedì 17 giugno 1958:
“L’emozione provocata per l’insensato atto vandalico alla Pinacoteca di Brera, è enorme in Italia e all’estero. Uno dei più celebri quadri del mondo ha rischiato di essere irreparabilmente distrutto senza il proverbiale intervento di uno dei custodi della Galleria della Pinacoteca, Francesco Scampini, di 47 anni, che si trovava in una sala accanto a quella dove avvenne la drammatica scena. Il vandalo, Nunzio Guglielmi, in arte Nunzio Van Guglielmi, il “pittore anacronistico” è un giovane magro, alto, bruno, ricciuto, è nato a Messina nel 1924 ed è attualmente senza fissa dimora dopo aver abitato in uno stabile di via Rembrandt coi genitori che vennero sfrattati. Già cliente dell’ Albergo Popolare, il Guglielmi aveva preso alloggio in un lussuoso albergo del centro ed era elegantemente vestito.
Figlio di un dipendente della Amministrazione Postale e di una modesta casalinga siciliana, Lucia Gentile, il Guglielmi voleva emergere nella pittura: “O questo, o non farò altro nella vita voglio studiare a Brera” aveva sempre risposto ai genitori che volevano indirizzarlo su un’altra strada. Trasferitosi a Milano frequentò 15 anni or sono l’Accademia di Brera, ma all’indomani della Liberazione, superati gli studi, le difficoltà economiche si aggiunsero ai dissidi familiari e se ne andò a vivere da solo, prendendo in affitto una stanzetta dell’Albergo Popolare. Varcò poi clandestinamente la frontiera, arrivò a Parigi, poi andò a Londra, in Olanda, conobbe altri artisti, pittori alla fame come lui. Le sue manie cominciarono a bruciarsi nella realtà della vita. Scoraggiato e in miseria, affamato e lacero, ritornò in patria, fu una casa di rieducazione di Messina, in una clinica psichiatrica di Roma e, una volta dimesso ritornò a Milano. Irrimediabilmente fallito ha voluto vendicarsi contro la società che, secondo lui, non apprezzava i suoi poveri quadri, la sua arte anacronistica, come dice il manifesto che egli ha appeso con il punteruolo sulla gradinata del tempio che fa da sfondo al celebre sposalizio”.
La sezione italiana dell’Internazionale Situazionista fu l’unica a protestare con il volantino Difendete la libertà ovunque, comparso soltanto il 4 luglio.
La foto del Raffaello pubblicata sui giornali è una falsificazione ufficiale inviata alla stampa nel mondo intero. I danni reali sulla tela sono così piccoli che sarebbero invisibili riprodotti su dei giornali. Le righe che si vedono nella foto, che indicano una distruzione pesante della tela, rappresentano soltanto un vetro rotto posto davanti al quadro. Persino queste righe sulle fotografie sono accentuate artificialmente con del bianco e del nero per rendere ancora più grave l’incidente. Al contrario il testo del manifesto incollato sul vetro è diventato con un procedimento stranamente riuscito, perfettamente illeggibile nei giornali italiani.
L’anno dopo, Guglielmi fu dichiarato sano di mente e rilasciato.

 

 

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