Stregoneria e farmacologia

Rappresentazione alchemica della donna

La medicina popolare era essenzialmente rappresentata dall’attività di persone dall’educazione pragmatica, che sapevano come curare le malattie e le sofferenze che affliggevano il popolo proprio perché esse stesse ne facevano parte; sapevano affrontare ciò che la medicina o la filosofia ufficiale considerava come inconoscibile o inspiegabile. In quanto alternativa a quella ufficiale, la medicina popolare era indirizzata alla collettività, al punto che chi esercitava la professione di medico al di fuori delle istituzioni era accusato di superstizione e sanzionato di conseguenza.

Si trattava nella pratica di donne rispettate e con una certa reputazione e prestigio, definite guaritrici, praticone, sagge, streghe. Il loro ruolo era eroico ed era esercitato attraverso un arte particolare, una forma misteriosa di potere basata su conoscenze ed usi empirici sicuri, consolidati attraverso l’esperienza e la tradizione, forse nati dall’attività di donne che nel passato si recavano in cerca di cibo, raccogliendo piante in campi e boschi. Erano lo strumento di Dio per la cura del corpo ma le loro attività curative erano anche legate all’aspetto rituale, magico e soprannaturale. Queste attività si rifacevano alla secolare credenza secondo cui le piante esprimevano nella forma o nel colore le loro proprietà farmacologiche o magiche (spesso al di fuori di qualsiasi forma di terapia scientificamente intesa), proprietà riflesse a loro volta nella denominazione popolare. Da qui nasce la cosiddetta teoria della segnatura, secondo cui criteri formali come l’analogia cromatica o morfologica di una pianta con un organo del corpo umano indirizzano alla scelta di una certa pianta per curare una malattia che affliggeva una ben definita parte del corpo.
Tutto ciò dimostrava la capacità di essere padrone dell’ordine delle cose e aumentava la fiducia nei loro poteri. Nel tempo, queste donne acquisirono un certo ruolo sociale, a volte riconosciuto dalla stessa medicina ufficiale che vi vedeva una continuazione della tradizione medica dell’antichità greco-romana.

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