
Gli schiavi sono più disprezzabili dei padroni. Se le moltitudini rinunciano a scacciare i loro tiranni, perché i tiranni dovrebbero rinunciare al potere che il servilismo consente loro?
Tuttavia il disprezzo è partecipe della logica dello sfruttamento. Non è più sufficiente porgere uno specchio e dire: “Guarda a che punto di bassezza e di ignominia sei caduto.” Rendere la vergogna ancora più vergognosa, come lo proponeva Marx, è come porre buone domande suscitando cattive risposte, perché il senso di colpa scortica il desiderio e lo rivolta come la pelle di un animale morto.
La confusione e lo smarrimento aumentano sempre più in quanto in ogni essere esiste abbastanza vita per combattere ciò che lo opprime e lo degrada. Ma paradossalmente è da questa forza inutilizzata e intenzionalmente ignorata che nasce la propensione a ricercare la morte e l’autodistruzione.
Con il disprezzo di quanto ha in sé di più vivo e di più umano, la maggioranza si disprezza con una morosità giubilatoria e propaga intorno a sé l’odio che porta. Da qui le rivolte imbecilli, le rabbie corporative, le collere fasulle, le tirannie demagogiche, le pseudo-radicalità, la peste emozionale e il fascismo banalizzato perfino nel comportamento dei suoi più risoluti avversari.
[…]
Protestare contro le condizioni che opprimono gli uomini senza progettare di porvi un termine è il marchio degli schiavi.
L’unico modo di non atrofizzarsi in una società che esonda in distruzioni assurde la rabbia di non vivere, è costruire le situazioni in cui creare la propria felicità quotidiana, che insegna a creare una società sempre più umana.
Non si tratta insomma di affrettare la presa di coscienza del cambiamento radicale che, a partire dal maggio 1968, cammina irreversibilmente benché il peso del passato, l’arcaismo delle abitudini e la paura di una mutazione imminente lo abbiano finora occultato.
La vita è l’unica violenza in grado di farla finita con tutte le violenze. Dobbiamo aprire al mondo le porte del vivente.
“Nulla è finito, tutto ha inizio e maturerà al vento che semina la tempesta.”
Tratto da Pour une internationale du genre humain, Le cherhe midi, 1999
Di RAOUL VANEIGEM, pubblicati da Nautilus: https://nautilus-autoproduzioni.org/autore/raoul-vaneigem/