Péret e la sovversione dell’esistente

L’intransigenza di Péret, la sua mirabile ottusità nel perseguire la sovversione dell’esistente contro ogni forma di fideismo politico e religioso, va ampiamente al di là dal vago intellettualismo contestatario del gruppo surrealista bretoniano. La sua lucidità rivoluzionaria mai venuta meno, unita alla pertinacia nel rinfocolare l’odio di classe sia in ambito culturale, sia nella dimensione prettamente politica dell’agire umano, ne fanno un autore che ancora oggi rimane difficilmente recuperabile dai funzionari del sistema culturale. Neanche coloro che passano sotto silenzio il rigoroso e costante impegno rivoluzionario di Péret, riescono a renderne del tutto inoffensive le opere. Basta un verso, un passo di uno dei suoi scritti teorici, e salta tutto il castello di omissioni e capziosità accademiche. Sfortunatamente, c’è anche da dire che solo in pochi hanno saputo o voluto raccogliere il testimone incandescente della sua esigenza di sovversione, del suo bisogno di una riscrittura integrale della mappa del desiderio; in pochi hanno voluto arrischiarsi fuori dei confini di una seppur feroce alchimia del verbo. La maggioranza dei poeti e dei creativi, o presunti tali, ha preferito restare al coperto, magari sul carrozzone del migliore offerente, ad allevare sentimenti di retroguardia sul cadavere dell’amore, mentre l’ipocrisia di tutti i guardiani dell’ordine si accaniva sullo sconcerto degli sprovveduti, sui poveri cristi a cui erano state fregate anche le assi della croce.

“… i neri annusatori di cadaveri
gli assassini professionali dal manganello bianco
tutti i padri vestiti di rosso per condannare
o di nero per far credere che loro difendono
si accaniscono su colei che è come il primo ippocastano in fiore
Ii primo segnale della primavera che spazzerà via il loro inverno fangoso
perché sono i padri
quelli che violentano
accanto alle madri
che difendono la memoria “
(Tratto da Violette Nozières di Benjamin Péret)

Se vuoi saperne di più:

peret

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